La prospettiva di chi l’ha usato per anni, e oggi fa altro

Per anni WordPress è stato il mio strumento quotidiano. Ci ho costruito progetti di ogni tipo, risolto problemi per decine di clienti, passato nottate a debuggare conflitti tra plugin che non avrebbero mai dovuto esistere. Ho visto il passaggio da Classic Editor a Gutenberg, ho assistito all’ascesa di Elementor e dei page builder, ho implementato WooCommerce quando ancora sembrava una scommessa.

Oggi lo uso ancora — ma per progetti laterali, siti personali, esperimenti. Il mio lavoro principale è altrove: automazioni, integrazioni tra sistemi, workflow che coinvolgono intelligenza artificiale. Non sviluppo più temi custom e non passo più le giornate dentro wp-admin.

Questo cambio di prospettiva mi permette di guardare WordPress con occhi diversi. Non sono più dentro l’ecosistema a difenderlo o attaccarlo per interesse professionale. Sono semplicemente qualcuno che sa usarlo bene e può chiedersi, con onestà: nel 2026, ha ancora senso?

I numeri: cosa dicono davvero

Partiamo dai dati, perché troppo spesso si parla di WordPress per sentito dire. Secondo W3Techs (ottobre 2025), WordPress alimenta il 43,3% di tutti i siti web e detiene il 60,7% del mercato CMS. Numeri impressionanti, certo. Ma c’è un dettaglio che viene spesso omesso: questa quota è scesa dal 65,2% del 2022. È il primo declino sostenuto che WordPress affronta dalla sua ascesa al dominio, nei primi anni 2000.

In tre anni, WordPress ha perso quasi sette punti percentuali di quota di mercato. Nel frattempo, piattaforme SaaS come Shopify, Wix e Squarespace crescono costantemente, catturando quella fetta di utenti che cerca semplicità sopra ogni altra cosa.

Cosa significa questo? Non che WordPress stia morendo — parliamo ancora di centinaia di milioni di siti attivi. Significa che il mercato si è differenziato. Quando ho iniziato a lavorare nel web, WordPress era la risposta. Oggi è una delle risposte possibili, e per molti casi d’uso non è più quella giusta.

Il mondo è cambiato, WordPress (un po’) anche

La promessa originale di WordPress era rivoluzionaria: chiunque può avere un sito professionale senza saper programmare. Per anni questa promessa è stata mantenuta, e WordPress ha democratizzato il web come nessun altro strumento prima.

Il problema è che quella promessa non è più esclusiva.

Con l’esplosione dell’AI generativa, siamo entrati in un’era che alcuni chiamano “vibe coding” — dove strumenti come Bolt, Lovable, o i builder AI integrati in Framer e Webflow permettono a chiunque di creare siti funzionanti partendo da una semplice descrizione testuale. Non parlo di template preconfezionati: parlo di siti generati su misura, con layout moderni, responsive, e pronti per essere pubblicati.

Ho testato personalmente alcuni di questi strumenti. L’AI site builder di Webflow, lanciato a inizio 2025, mi ha dato al primo tentativo un output che avrei considerato accettabile. Framer produce landing page con un livello di cura estetica che richiede ore di lavoro manuale in WordPress — e le genera in secondi.

Non sto dicendo che questi strumenti sostituiscano WordPress per ogni caso d’uso. Sto dicendo che la barriera d’ingresso che WordPress aveva abbattuto è stata ulteriormente demolita. E questo cambia le carte in tavola.

Cosa vedo da fuori (che da dentro non vedevo)

Lavorando oggi principalmente con automazioni e sistemi AI, ho sviluppato una sensibilità diversa verso gli strumenti che uso. Non mi chiedo più solo “funziona?”, ma anche “quanto attrito crea?”, “quanto tempo richiede la manutenzione?”, “come si integra con il resto del mio stack?”.

Con questa lente, WordPress mostra i suoi anni.

Il peso della flessibilità

La flessibilità di WordPress è sempre stata il suo punto di forza: puoi farci qualsiasi cosa. Ma quella flessibilità ha un costo. Plugin che confliggono, aggiornamenti che rompono funzionalità, temi che diventano obsoleti, sicurezza che richiede attenzione costante. Per chi lavora nel web da anni, sono problemi gestibili. Per chi vuole semplicemente un sito che funzioni, sono attrito puro.

Le piattaforme SaaS vincono precisamente su questo fronte: gestiscono hosting, sicurezza e aggiornamenti tecnici, permettendo agli utenti di concentrarsi esclusivamente su design e contenuti. È un trade-off — perdi controllo in cambio di semplicità — ma per molti è un trade-off vantaggioso.

L’integrazione come discriminante

Nel mio lavoro quotidiano, costruisco sistemi che devono parlare tra loro: CRM che comunicano con piattaforme email, database che alimentano dashboard, workflow automatizzati che processano dati senza intervento umano. In questo contesto, WordPress funziona — ha REST API, ha webhook, ha plugin per quasi tutto — ma non è mai la scelta più elegante.

Piattaforme più moderne nascono API-first. WordPress è nato come piattaforma di blogging e ha aggiunto le API dopo. La differenza si sente.

Dove WordPress resta imbattibile

Sarebbe disonesto non riconoscere che WordPress ha ancora vantaggi strutturali che nessun competitor può eguagliare.

L’ecosistema

Oltre 60.000 plugin gratuiti nella directory ufficiale. I primi 40 plugin AI-powered hanno totalizzato 315 milioni di visite in un solo anno. I page builder AI da soli hanno generato 100 milioni di visite. Nessun altro CMS può vantare un ecosistema così vasto e attivo.

Questo significa che qualunque problema tu debba risolvere, probabilmente esiste già un plugin che lo fa. E se non esiste, la documentazione e la community ti permettono di costruirlo.

L’e-commerce

Un terzo di tutti i negozi online gira su WooCommerce. Non è un caso. Per e-commerce complessi — multi-valuta, logiche di pricing sofisticate, integrazioni con ERP e gestionali — WooCommerce offre un livello di personalizzazione che Shopify non può eguagliare senza ricorrere a soluzioni enterprise costose.

Se gestisci un e-commerce con esigenze particolari, WordPress resta probabilmente la scelta migliore. Se vendi magliette con tre varianti, probabilmente no.

Il controllo totale

WordPress è open source. Puoi hostarlo dove vuoi, modificare qualsiasi file, possedere completamente i tuoi dati. In un’epoca in cui le piattaforme chiudono, cambiano termini di servizio, o aumentano i prezzi senza preavviso, questo conta.

Per progetti dove la proprietà dei dati è critica, o dove l’indipendenza da vendor lock-in è una priorità, WordPress non ha rivali.

WordPress sta cercando di adattarsi

Va detto che WordPress non sta a guardare. Il team di sviluppo sta lavorando su quello che chiamano “AI Building Blocks” — un set di strumenti che include un MCP (Model Context Protocol) Adapter per connettere WordPress ad assistenti AI come Claude e ChatGPT.

Le previsioni indicano che entro il 2026 lo sviluppo WordPress sarà essenzialmente “AI-native”, con Full Site Editing supportato da AI, architetture headless con ottimizzazione frontend guidata dall’intelligenza artificiale, e processi automatizzati di testing e deployment.

Sono evoluzioni interessanti, e mostrano che la community WordPress è consapevole della sfida. Ma c’è una differenza tra integrare l’AI in una piattaforma esistente e costruire una piattaforma con l’AI come fondamento. WordPress sta percorrendo la prima strada; molti competitor stanno percorrendo la seconda.

Quando lo uso ancora (e quando no)

Dopo tutto questo ragionamento, ecco come mi comporto concretamente oggi.

Uso WordPress per:

Progetti personali dove voglio ownership completa. Il mio blog, i siti della famiglia, esperimenti che voglio poter modificare liberamente senza dipendere da nessuno.

Siti per familiari o amici. L’ecosistema è maturo, i problemi sono noti e documentati, posso configurare tutto una volta e dimenticarmene (quasi).

Esperimenti dove mi serve un backend veloce. WordPress ha REST API già pronte, un sistema di utenti funzionante, gestione media integrata. Per prototipi che richiedono queste funzionalità, è più veloce che costruire da zero.

Clienti che hanno già WordPress. Se un cliente ha un sito WordPress funzionante e vuole evoluzioni, ha senso lavorare su quello invece che ricostruire tutto. La migrazione è quasi sempre più costosa dell’evoluzione.

Non uso WordPress per:

MVP da validare velocemente. Quando devo testare un’idea di business, la velocità di esecuzione conta più di tutto. Strumenti AI-powered mi permettono di avere qualcosa online in ore, non giorni.

Landing page per campagne. Una landing page ha bisogno di essere bella, veloce, e misurabile. Framer o Webflow mi danno risultati migliori con meno sforzo.

Progetti dove il cliente non ha competenze tecniche. Se so già che il cliente non aggiornerà mai WordPress, non installerà patch di sicurezza, e mi chiamerà ogni volta che qualcosa si rompe, una piattaforma managed è meglio per tutti.

Progetti dove l’integrazione è centrale. Se il sito deve essere un nodo in un sistema più ampio di automazioni, preferisco partire da strumenti API-first.

La nuova mappa competitiva

Per chi sta valutando le alternative, ecco come vedo il panorama attuale.

Framer è costruito con velocità e design moderno in mente. È particolarmente popolare tra startup e creativi che vogliono lanciare siti raffinati e interattivi rapidamente. Ottimo per landing page, portfolio, siti aziendali semplici. Limitato per progetti content-heavy o e-commerce complessi.

Webflow offre controllo pixel-perfect, funzionalità enterprise-grade, un CMS robusto e centinaia di integrazioni. È il più vicino a WordPress in termini di flessibilità, ma con un’esperienza utente più moderna. Curva di apprendimento significativa.

Shopify domina l’e-commerce semplice. Se vendi prodotti e non hai esigenze particolari, è probabilmente la scelta migliore. Per e-commerce complessi, WooCommerce resta superiore.

Wix e Squarespace sono perfetti per chi vuole semplicità assoluta. Gestiscono tutto — hosting, sicurezza, aggiornamenti — e permettono di concentrarsi solo sui contenuti. Limitati in personalizzazione.

WordPress resta la scelta per progetti che richiedono massima personalizzazione, controllo totale sui dati, e-commerce complessi, o integrazione con ecosistemi esistenti.

La risposta onesta

WordPress ha ancora senso nel 2026? Dipende per chi e per cosa.

Se sei uno sviluppatore o un’agenzia che ci ha costruito expertise, continuerà a essere uno strumento valido — soprattutto per e-commerce e progetti content-heavy. La tua conoscenza dell’ecosistema è un vantaggio competitivo che non ha senso buttare via.

Se stai partendo da zero oggi e vuoi lanciare qualcosa velocemente, probabilmente ci sono strade più rapide. L’AI ha cambiato le regole del gioco, e ignorarlo sarebbe miope.

Chi avrà successo nei prossimi anni sarà chi vedrà l’AI come un moltiplicatore di forza, non come un sostituto — e questo vale indipendentemente dal CMS che scegli. Lo strumento conta meno della capacità di usarlo nel modo giusto, nel contesto giusto.

Io WordPress l’ho usato per anni, e gli devo parte della mia carriera. Mi ha insegnato come funziona il web, mi ha dato clienti, mi ha permesso di costruire competenze che uso ancora oggi. Ma oggi, quando devo costruire qualcosa di nuovo, WordPress è una delle opzioni sul tavolo — non più l’unica.

E forse è proprio questo il punto: non si tratta di scegliere uno strumento e sposarlo per sempre. Si tratta di capire cosa serve, progetto per progetto, e scegliere di conseguenza. WordPress non è morto, ma non è più il re indiscusso. È diventato uno tra i tanti — e per molti versi, questo è un bene per tutti.

Vincenzo Piacente, CTO @ Titan Swiss SA